C'è urgente bisogno di un cambio progressista, ma nel reciproco rispetto

Renzi con la sua conduzione da satrapo del partito insieme alle tante Waterloo collezionate è la conferma che urge cambiare

Giuliano Pisapia

Giuliano Pisapia

Nuccio Fava 16 luglio 2017

Caro direttore, il passo indietro di Pisapia segna comunque un indebolimento del progetto “a sinistra di Renzi”: Non deve però far gettare la spugna dopo quanto espresso al Brancaccio e a piazza Santi Apostoli.
Ancora studente della Fuci Giorgio La Pira, incontrato a piazza della Chiesa Nuova, mi ha presentato Lelio Basso. Erano stati in intenso dialogo durante la Costituente, così differenti per formazione ideologica e politica. La Pira mi raccomandò di seguire da vicino l’itinerario di Lelio Basso, cosa che feci anche quando ruppe con Nenni e mise in piedi la modesta esperienza del Psiup.
Anche a sinistra il dialogo ed il confronto, nel reciproco rispetto e senza rivendicazioni di primogenitura, sono indispensabili. Il meccanismo del “più uno”praticato talvolta anche nel sindacato con l’illusione di ampliare spazio e consenso non assicurano buoni frutti. Sarebbe suicida e in contraddizione con l’ispirazione di quel “cambio progressista più largo” con cui si sono caratterizzate le iniziative di Pisapia e Bersani suscitando attese e speranze anche in periferia. Il tempo stringe ed è comunque un fattore determinante.
Non assolutizzerei perciò nemmeno le primarie. A suo modo Renzi le ha fatte , puntando ad una investitura di tipo plebiscitaria e continua a sbandierarle come fonte di perenne legittimazione. La sua conduzione da satrapo del partito, le sue sparate giornaliere, insieme alle tante Waterloo collezionate, impongono un ricambio il prima possibile.